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Don Pasquale De Rosa nei suoi 40 anni di vita parrocchiale vive con passione la sua missione pastorale e le vicende dell’Autonomia Comunale. Vi partecipa attivamente dal 1913 e non solo con il compito di tenere informata la popolazione «che la creatura non si è addormentata», espressione simpatica con la quale la rassicura riguardo l’iter della richiesta di autonomia durante un’omelia tenuta nel settembre del 1949, ma ne è addirittura l’artefice. È convinto, che per storia e posizione geografica, Dugenta deve essere di nuovo Comune autonomo. Per questa causa scrive il suo libro «Dugenta negli antichi tempi ed al presente nella sua storia civile e religiosa. Ricordi e Speranze» dimenticato dalla popolazione e totalmente sconosciuto alla giovane generazione di dugentesi.
La raccolta fin qui effettuata di notizie utili alla ricostruzione della storia più antica di Dugenta, ha bisogno di essere corredata da nuovi documenti, tanto di quelli scritti quanto di quelli materiali che potrebbero aiutarci a capire chi viveva qui e quali erano i suoi costumi, le sue suppellettili, le sue tradizioni.
Dai cassetti della memoria … «Catarì.., ce sta a Signurina?.. Putimm saglie?… No!!!… Quan... putimm turnà ? Catarì,… Catarììììì, addò è ghiuta... chella, muglierema, nun se sente bona, adda venì subbeto a casa, addò a vaco a chiamà ?» «Signurì, sonc i quatt e matine, vuie ggià aite ascì… fa stu fridd... «Ninù, e tu che faie ncopp u barcone a chest’ora a, spann e pann? e ninn stann buon?»