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Il brigantaggio e la civiltà contadina nelle T. dei Gambacorta |
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Il brigantaggio e la civiltà contadina nelle Terre dei Gambacorta Il brigantaggio a Limatola ha come teatro i luoghi, i colori e i rumori della civiltà contadina, ormai scomparsa, le consuetudini e le immagini della vita dei campi di quel tempo, le notti buie, la case mal protette, i giacigli di paglia dei pastori, il latrare dei cani posti a guardia dei greggi, scene della vita che si svolgeva un tempo non lontano, nel territorio che si stende tra le rive del fiume Volturno e le pendici dei monti: “La notte del 26 cedente mese (luglio 1862), scrive l’assessore di Limatola Pasquale Cafarelli, i briganti Andrea Ciommiento e Pietro Gallo aggredirono una pagliaia di un mandriano per nome Angelo Auletta per derubarlo”1.
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Briganti feriti e cure mediche |
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Briganti feriti e cure mediche. Le carte e i documenti di archivio che riportano le vicende dei briganti e delle autorità preposte a reprimere il brigantaggio, negli anni che seguirono l’Unità d’Italia, restituiscono anche notizie relative a come, pur nella clandestinità, i briganti riuscissero a procurarsi medicamenti e medicine e di quali complicità si giovassero. Le connivenze e le complicità col brigantaggio, come si vede, sia pratiche, quotidiane, che politiche, erano diffuse e radicate anche a Limatola.
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La battaglia del I luglio 1861 tra la Guardia Nazionale di Caiazzo e la Banda Romano di Limatola.
Frammenti di vicende umane talvolta misteriosamente si ripresentano negli stessi luoghi, segnando il cammino dell’uomo. E’ il caso del Volturno, fiume della storia, che vede nel corso dei secoli il ripetersi di battaglie lungo le sue sponde, da quando, a partire dal III secolo a.C., le truppe di Annibale si scontrarono più volte sulle sue rive con le legioni romane. Ancora nel settembre del 1439 vi si fronteggiarono le truppe di Alfonso d’Aragona, che difendevano Caiazzo, e le truppe di Renato d’Angiò, che invano tentarono di attraversare il corso del fiume nel territorio di Limatola1.
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Il Brigantaggio a Limatola |
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Da Terra di Lavoro a Provincia di Benevento Risorgimento e nascita della Provincia nelle Terre dei Gambacorta.
E’ questa la prospettiva delle indagini ricostruttive e delle diverse iniziative che l’Associazione Terre dei Gambacorta ha scelto per realizzare anche nei Comuni di Dugenta, Frasso, Limatola e Melizzano la conoscenza degli eventi risorgimentali e della nascita della Provincia di Benevento. Conoscenza che si ricava soltanto dallo studio diretto di documenti inediti e finora ignoti, conservati presso Archivi pubblici e privati.
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Nel centocinquantenario un quadretto paesano: Frasso Telesino Il 25 ottobre del 1860, con un decreto di Garibaldconfermato l’anno seguente dal Governo Italiano, Benevento viene dichiarata Capoluogo di provincia. L’evento è, quest’anno, giustamente oggetto di commemorazione in vari scritti ed appuntamenti culturali. Ha iniziato il Centro Studi del Sannio, che già il 31 maggio, giocando sportivamente d’anticipo, ha tenuto una Tavola rotonda sul tema 1860: Benevento, da delegazione pontificia a capoluogo di provincia, con acuti e documentati interventi di Mario Pedicini, Amerigo Ciervo, Roberto Costanzo e Mario Iadanza. Ma il ricordo, in queste iniziative, viene appuntato quasi esclusivamente, o forse esclusivamente, su Benevento capoluogo di provincia, senza alcun accenno alla provincia di cui Benevento è capoluogo. Io credo che non sarebbe fuori luogo fotografare qualcuno di quei luoghi di cui Benevento è capo. Io vorrei provarci, almeno limitatamente al luogo delle mie radici.
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