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Discorso di Robert Viscusi a Dugenta, il 27 dicembre 2007, in occasione della giornata dei “Dugentesi illustri”.
Illustre signor Presidente, Signor Sindaco, stimati consiglieri del Comune di Dugenta: Sono qui in veste di cittadino onorario, un’onorificenza conferitami dal comune di Dugenta nel novembre 2003. Ed anche come nipote di un dugentese, “un’onorificenza conferitami” da mio nonno Domenico Viscusi, partito da qui nel 1905. E sono qui, soprattutto, a rappresentare uno dei milioni di dispersi sulla superficie del globo che si possono chiamare nipoti d’Italia. Appartenendo a tutte e tre queste categorie posso vedere chiaramente che il loro significato è una triplice lontananza, cioè civile, personale, e nazionale. Questa lontananza non è soltanto una condizione personale e non ha a che fare solo con i dugentesi che vivono all’estero, ma anche con quelli che sono rimasti a casa qui, nella madrepatria, nelle Terre dei Gambacorta, nella Campania felix. Anche qui la triplice lontananza si sente: con il ricordo di tutti i figli sperduti nel buio, tutti i nipoti sconosciuti, che sono in terre lontane, tutta la ricchezza umana dimenticata nella nebbia di chissà dove, tutti i sentimenti sconnessi, attraverso il lungo ventesimo secolo. È una tristezza, è una malattia storica che condividiamo tutti quanti, questa triplice lontananza. Questo fausto giorno marca un momento chiave nella cura della condizione umana ad ogni suo livello. 1)Lontananza civile: Oggi, celebrando il cinquantenario della sua rinnovata autonomia, Dugenta guarda indietro, fino al primo Ottocento, al punctum dolens, quando il comune perse la sua autonomia ed entrò in una lontananza civile interiore, divenendo estraneo alla propria storia. Più tardi, col tardo Ottocento, l’inizio di ciò che sarebbe diventato il grande flusso migratorio destinato a separare dal nostro patrimonio civile da tutta la rete di rapporti che costituivano le nostre identità. Ora, celebrando la sua autonomia rinnovata, Dugenta si rimette in contatto con la propria diaspora, dando alla rete di dugentesi nel mondo un centro da visitare, da scoprire, da riconoscere, o da conoscere per la prima volta, una ricchezza da condividere con amici e parenti ovunque. 2)Lontananza personale: Non ho mai avuto il privilegio di conoscere il mio nonno paterno. Ho vissuto tutta la mia giovinezza senza la minima conoscenza di questo comune, che non si presentava al mondo come luogo da ricordare, da visitare. Adesso Dugenta, grazie a questa iniziativa, si offre, come minimo, come una parte di ciò che Antonio Bassolino ha chiamato” la republica dei Comuni”, un centro di cultura, un’origine la cui denominazione è controllata. E, così, questo comune apre la possibilità di nuovi rapporti, nuove vicinanze, su basi nuove, e con una risonanza inimmaginabile nel passato. 3)Lontananza nazionale: Un italiano è sempre qualcuno che possiede un’identità locale, anche molte - comunale, provinciale, regionale - accanto a quella nazionale. Un italiano della diaspora spesso mantiene le identità locali, ma con la distanza e il passare degli anni queste spesso scompaiono. Allo stesso tempo, nella diaspora, l’identità diviene più prominente. Ma questa identità resta una forma di lontananza. Nell’esperienza della migrazione le nazioni sperimentano la presenza di barriere: chiuse o aperte che siano, queste barriere restano sempre monumentali, di una grandezza che, a volte, va oltre la misura umana. “Solo una guerra può fare gli italiani” osservava un mio amico, che aveva studiato la politica di Francesco Crispi. La nazione non è in grado di diminuire la lontananza. Questo è compito del comune. Ed è questo compito che l’Associazione Terre dei Gambacorta adesso sta affrontando, facendo tutte le cose che sta facendo, nel migliore dei modi, un atto che fa sperare tutte le anime dei dugentesi lontani.
Robert Viscusi New York University
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