| Un convento di S.Girolamo nelle Terre dei Gambacorta |
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Nel corso delle ricerche effettuate nell’Archivio Storico diocesano di Caserta, per ricostruire la biografia di Don Bartolomeo Varrone, primo storico di Limatola, il prof Giuseppe Aragosa si imbatte casualmente in alcuni manoscritti del 1700, riguardanti l’esistenza al Casale di Limatola di un convento Girolamino, allogato nell’edificio anteriormente sede dell’ospedale annesso all’A.G.P. La documentazione, ricca e particolareggiata riguarda tutto l’iter burocratico che fu seguito per la fondazione del convento e riporta le attività che in esso si svolgevano. Si tratta di una “scoperta” molto interessante, in quanto l’esistenza del cenobio è del tutto scomparsa dalla memoria popolare, come sembra essere sparita ogni traccia di quelle che dovettero essere le celle dei frati, essendo stato l’edificio nel corso degli anni più volte ristrutturato all’interno. Si tratta del corpo di fabbrica che delimita il cortile antistante la Chiesa dell’A.G.P, posto in posizione ortogonale rispetto ad essa e con un’ampia facciata sulla strada provinciale. Dai documenti risulta che della fondazione del convento, opera che riteniamo altamente meritoria, per gli scopi culturali che si poneva, oltre che religiosi e sociali, fu anche questa volta artefice un Gambacorta. Fu, in effetti, il duca di Limatola, Francesco Maria Gambacorta, vissuto tra la fine del 1600 e l’inizio del 1700, che promosse l’iniziativa, firmando l’atto dal quale ebbero inizio i successivi adempimenti di rito, che portarono alla nascita del convento. Riteniamo che il duca abbia avuto l’intento, tra l’altro, di diffondere anche a Limatola il culto dell’illustre antenato, il Beato Pietro da Pisa, nato nel 1355 e morto nel 1435, “fiore all’occhiello” della famiglia, in quanto fondatore della Congregazione dei Poveri Eremiti di S.Girolamo e beatificato nel 1639. Fu, dunque, Francesco Maria a far nascere anche nelle nostre terre una comunità di monaci, che, ispirandosi alla figura e all’opera dell’avo, svolgessero attività in favore di tutta la popolazione e curassero la formazione dei giovani. In una lettera, presente nell’Archivio, e datata 13 agosto 1717, il duca Gambacorta, a nome dell’Università di Limatola, prega l’eccellentissimo Vescovo di Caserta Mons.Giuseppe Schinosi, affinché, costatata l’esecuzione di tutti gli adempimenti e valutate “tutte le circostanze che si prescrivono dalle Costituzioni apostoliche per simili fondazioni”, si faccia promotore presso il Papa Clemente XI, allora regnante, dell’approvazione alla fondazione del suddetto convento di S.Girolamo del Beato Pietro da Pisa. Le condizioni necessarie per la fondazione del convento risultano essere state in realtà molte e complesse per i tempi. La pratica, avviata con la lettera del 1717, arrivò in porto solo nel 1724. Era previsto anzitutto che si valutassero preventivamente la rendita necessaria per mantenere i monaci e la sua provenienza e si indicasse lo stabile dove sarebbe stata ubicata la comunità, con la previsione dei necessari lavori da eseguire. Occorrevano ancora l’assenso dei cittadini riuniti in assemblea, la disponibilità dei frati interpellati, l’approvazione del Vescovo e del Collegio della Congregazione Generale dei frati a Roma e infine la Bolla del Papa pro tempore Clemente XI. In un altro manoscritto d’archivio è chiarito, che per il convento di Limatola non era necessario un edificio costruito ex novo, ma bastava ristrutturare il preesistente ospedale annesso alla Chiesa dell’Annunziata, “già da molto tempo dismesso, “per la poca concorrenza degli amalati paesani”. Nel documento si specifica ancora che le rendite, considerate quelle dell’Annunziata, quelle della Cappella del SS. Rosario e della Chiesa di S. Erasmo, ammontavano complessivamente a “716 docati e spari”, sufficienti per il mantenimento di otto religiosi sacerdoti e quattro laici, dodici in tutto, tra i quali otto abili a confessare, predicare, e fare altri esercizi spirituali, per il bene del popolo, e quattro non officianti. Era fatto obbligo a questa comunità di frati di “mantenervi” le scuole e lo studio gratis, a disposizione “anco dei paesani che volessero ivi approfittarsi”. E’ datata luglio 1724 la lettera con la quale viene chiesta dalla Curia di Caserta al Papa Clemente XI l’autorizzazione per la fondazione a Limatola del Convento, con la seguente motivazione:“essendo la predetta terra senza alcun convento di religiosi e scarseggiando tutti d’aiuto spirituale e la gioventù di indirizzo per la buona educazione ed acquisto delle scienze”. I lavori per la fondazione del Convento ebbero inizio dopo l’emanazione della Bolla del Papa Clemente XI. Contestualmente si avviò la realizzazione di tutti gli annessi richiesti. Ne è testimonianza il fatto che nella relazione recante l’esito della visita pastorale, che il Vescovo di Caserta Mons. Domenico Pignatelli effettuò il 30 maggio del 1791, risulta tutto eseguito e costruiti gli otto altari laterali, dove officiavano i frati, che si trasferirono qui da Napoli. L’azione dei Girolamini si orientò, oltre che verso l’aspetto propriamente religioso, in varie direzioni, tutte convergenti, tuttavia, verso il miglioramento delle condizioni di vita della popolazione di Limatola. Si tenne in gran conto il soccorso economico ai più poveri, con la distribuzione annua di tomola 12 di pane a spese della medesima chiesa, da tenersi nel giorno festivo del martedì in Albis, cosa già praticata, si dice nel testo, “ab imemorabile”. Inoltre era previsto che dalla somma ricavata della rendita delle chiese andavano tolti trenta ducati per medicamento ai poveri dalla speziaria, e quaranta per il mantenimento del medico. La speziaria, posta nel Convento al piano terra, divenne col tempo la Farmacia del paese. Tuttavia l’attività che riteniamo certamente di più grande valore sociale fu l’istituzione di una Scuola di Grammatica per la Gioventù, aperta a tutti, in tempi in cui la maggior parte della popolazione era analfabeta. Essa si può considerare il primo presidio di istruzione documentato sul territorio. Poi, al lato sud est dell’A.G.P. in posizione ben esposta al sole, i Girolamini, crearono un giardino su una superficie di circa due ettari. Lo stesso è rimasto attivo, in estensione ridotta, fino agli anni ’50 del secolo scorso, quando ancora ai ragazzi faceva gola la frutta matura del giardino dell’arciprete. In esso erano coltivati, con somma cura da parte dei monaci, arance, limoni, peri, ciliegi, ed altre specie di piante da frutto, compreso un vigneto che dava ottimo vino. La frutta veniva offerta generosamente anche ai numerosi poveri dell’Università. E’ ragionevole ipotizzare che anche il Convento di Limatola subì la sorte di altri conventi, con il decreto 17 febbraio 1861, che ne stabiliva il passaggio al demanio statale, e assegnava ai frati una pensione.
Per una più ampia e documentata trattazione dell’argomento si fa riferimento all’articolo Il convento di S. Girolamo a Limatola di G.Aragosa, con i relativi riferimenti bibliografici, pubblicato nel periodico Moifà, anno XVI, n. 1, gennaio 2010.
Lidia Di Lorenzo |

