In Grecia alla ricerca delle nostre radici culturali Stampa E-mail

Lo sbarco è a Patrasso, dopo circa diciotto ore di navigazione su un mare piatto. Il ventre della nave greca rigurgita, insieme a tanti autoveicoli, il pullman su cui saliamo per raggiungere il villaggio sul Mare Ionio, che ci ospiterà per i giorni della nostra vacanza, decisa per poter ammirare i resti di quella civiltà alla quale tanto deve la nostra. tomba-di-AgamennoneCi appaiono immediatamente affinità geografiche e paesaggistiche con la terra che abbiamo lasciato: scorgiamo alla nostra destra due montagne azzurrine, di uguale forma e alla stessa distanza, che si affiancano. Sui loro pendii si adagiano paesi la cui configurazione richiama molto da vicino il nostro territorio. Ci sembra di vedere Frasso Telesino, Guardia Sanframondi,  Solopaca e più in basso Dugenta. Ma i monti nascono dal mare, il sole è più caldo, gli orologi segnano un’ora in più dell’Italia e le insegne stradali portano la doppia scritta, prima in caratteri greci e poi in caratteri latini. Anche la vegetazione non è dissimile da quella delle nostre terre: stesse coltivazioni, stessi alberi, stesse erbe ai margini della strade, ma più aride per la mancanza evidente di piogge recenti. Le opere umane sembrano quelle dell’Italia del sud di qualche decennio fa: i pali della corrente elettrica sono ancora in legno e portano le caratteristiche coppe verdi di vetro, che una volta proteggevano l’attacco dei fili; le case di campagna e delle periferie delle città sono quasi tutte senza muro di cinta e senza pavimentazione esterna. Un salto indietro nel tempo e uno in avanti nella stagione: gli oleandri rosa, che fiancheggiano in modo quasi ininterrotto le strade, sono in avanzata fioritura, le grosse zucche gialle, già mature ed esposte alla vendita lungo le strade, danno l’impressione di una piena estate.
Il villaggio turistico che raggiungiamo è un pezzo di paradiso che armonizza la fantasia dell’uomo e quella della natura, regalandoci tramonti infuocati sul filo dell’acqua, in direzione dell’Italia.
Al mattino seguente siamo pronti per le nostre escursioni, che ci permetteranno di fruire delle “perle” di questa terra: Olimpia, Micene, Delfi, Atene, Epidauro, Corinto, Katacolon, Pyrgos.
Ponte-di-CorintoLa prima meraviglia appartiene ai nostri tempi: il Ponte di Patrasso, inaugurato nel 2004. Quattro vele bianche, visibili per lungo tratto da tutti i versanti del golfo, sormontano la strada rotabile, che, poggiata su imponenti piloni nascenti dalle acque, unisce le sponde opposte del Canale di Corinto; poi ci aspetta il ritorno al passato. A Delfi, visitiamo i ruderi addossati alla parete di roccia, con il santuario di Apollo, l’ Oracolo, dove una volta la Pizia prevedeva ai mortali il futuro, leggendo la volontà degli dei, e nei pressi del tempio accarezziamo una grossa pietra a forma di cono, l’ombelico del mondo, l’omphalòs, centro della terra per questo popolo detentore del pensiero più raffinato del mondo antico. Nel piccolo museo annesso agli scavi incontriamo il famosissimo Auriga, l’atleta vincitore, e la statua gentile di Antinoo, il giovinetto amato dall’imperatore Adriano e venerato come un semidio, in seguito alla sua immatura morte. Ad Olimpia ammiriamo lo stadio dove si svolgevano i famosi giochi e fotografiamo il luogo da cui ancora oggi parte la fiaccola delle Olimpiadi moderne. Qui il museo ci mostra la Nike di Peonio che incede irruenta, mentre il manto, himation, le si allarga con ampie pieghe alle spalle e, meraviglia delle meraviglie, l’Hermes di Prassitele, la scultura più nota dell’antichità, quella che ha dettato i canoni della bellezza maschile, per la perfezione delle forme umane emerse dal marmo.
ombelico-del-mondoLa “Porta dei Leoni” apre un varco nelle mura ciclopiche che cingono la città di Micene. All’interno, la ricchezza degli edifici e la complessità degli ambienti fanno sentire la potenza dei re che vi dominarono, ma parlano soprattutto di Agamennone, figura titanica e tragica, la cui immagine appare ancora impressa nel profilo della montagna, che si erge di fronte a quella che fu la sua maestosa dimora. Tutto intorno alla inaccessibile rocca l’ampia valle, che si stende fino al mare, sul quale si poteva distintamente scorgere l’arrivo delle navi nemiche. Nel museo possiamo ammirare, tra l’altro, la famosa maschera d’oro che Shlieman trovò durante gli scavi, ma è solo una copia. L’originale è conservata ad Atene. Ad Epidauro ci accoglie il teatro più grande dell’antichità, molto ben conservato, capace di ospitare oltre dodicimila spettatori, tutti in grado di sentire distintamente, fino all’ultimo scalino in alto, la voce degli attori, per la particolare acustica del luogo, di cui la guida ci fornisce prova. Poi, dopo aver gustato la vista Cariatididel canale di Corinto, netto e ardito taglio della roccia praticato dall’uomo, che permette alle acque del mar Egeo di incontrarsi con quelle del Golfo di Corinto, siamo pronti per l’emozione finale. Saliamo gli ampi gradoni della rocca di Atene, resi sdrucciolevoli dal continuo calpestio dei visitatori, tra imponenti ruderi, e attraverso i Propilei, la struttura monumentale voluta da Pericle, come ingresso, propylon, della zona sacra, ci immettiamo in un ampio spiazzo, nel quale si erge maestoso e solenne il Partenone, l’edificio più famoso di tutti i tempi, capolavoro dell’architettura greca, il tempio della dea vergine, HermesAtena Nike, Atena Parthènos. La sua vista ci blocca per un istante il respiro. Il tempo e le vicende storiche hanno lasciato irrimediabili segni, non c’è più traccia della statua crisoelefantina della dea, opera di Fidia, l’Atena Promachos, ma numerose, eleganti colonne sono ancora lì al loro posto, delimitando nettamente il perimetro del tempio, straordinariamente ampio, e sono visibili ancora alcuni fregi nel frontone, magistrale opera di Fidia e dei suoi assistenti. A sinistra del tempio i ruderi dell’Eretteo, con la loggetta delle Cariatidi, e tutto intorno, nella valle, la città di Atene, una teoria ininterrotta di case che circondano l’acropoli da ogni lato.
A Katàcolon, deliziosa cittadina sul mare, sosta obbligata delle navi da crociera, ci divertiamo con lo shopping, mentre Pyrgos ci meraviglia con l’ampia piazza piena di giovani e la magnifica Chiesa ortodossa dedicata alla Madonna, con l’iconostasi, e l’immagine di S.Paolo, che sostò in Grecia per più di un anno e da Corinto scrisse la famosa “Lettera ai Corinzi”, presente in maniera massiccia nella liturgia della chiesa cattolica.
Ma fra tante bellezze ci sentiamo a casa. Qui è stato elaborato il pensiero che ci ha formato come studenti, qui è la base della nostra cultura e del nostro senso estetico. Alle domande che ogni uomo si fa sull’origine delle cose e del mondo, sul senso della vita, sulla conoscenza, qui sono state date sempre più elaborate risposte, alle quali facciamo ancora riferimento. Anche il nostro concetto di  democrazia ha qui la sua patria, e in una piazza di Atene scorgiamo un piccolo monumento in pietra, ci appare come l’antenato del nostro “Seme dei Gambacorta”.

Lidia Di Lorenzo

 

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