LE CONSEGUENZE ECONOMICHE DELL’IMMIGRAZIONE Stampa E-mail

Con piacere diamo notizia della Tesi di Laurea sostenuta dalla dottoressa Carmen Di Caprio, su un argomento molto attuale e delicato, esprimendole i complimenti dell'Associazione

UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DEL SANNIO
FACOLTA’ DI SCIENZE ECONOMICHE AZIENDALI


CORSO DI LAUREA IN ECONOMIA E COMMERCIO

TESI DI LAUREA
IN MACROECONOMIA

LE CONSEGUENZE ECONOMICHE DELL’IMMIGRAZIONE
Una rassegna degli effetti della immigrazione
sui salari dei lavoratori nativi

Relatore: Ch. mo Prof. Emiliano Brancaccio

Candidata: Di Caprio Carmen Matr. 254001227
 

Anno accademico: 2008/2009

INDICE

INTRODUZIONE …………………………………………………....... p. 1

CAPITOLO PRIMO …………………………………………………… p. 4
IL FENOMENO IMMIGRAZIONE: CENNI STORICI E QUADRO POLITICO LEGISLATIVO
1.1 Una definizione di immigrazione: alcuni concetti fondamentali
1.1.1 – Effetti positivi e negativi sui paesi d’origine e di destinazione
1.1.2 – I costi in termini economici della condizione di clandestinità
1.1.3 – Le politiche migratorie
1.2 Il fenomeno immigratorio italiano dal dopoguerra ai giorni nostri
1.2.1 - La migrazione interna ed esterna fino agli anni Settanta
1.2.2 – Dal boom economico degli anni Settanta ai giorni nostri
1.2.3 – Da paese ospitato a paese ospitante
1.3 La decolonizzazione, la globalizzazione, l’allargamento UE quali cause fondamentali dell’incremento dei flussi migratori
1.4 Il dibattito politico- legislativo
1.4.1 - La legislazione italiana
1.4.2 – La normativa europea

CAPITOLO SECONDO ……………………………………………….. p. 27
UNA RASSEGNA TEORICA DEI MODELLI CHE ANALIZZANO L’IMPATTO DELLE MIGRAZIONI SUI SALARI E SULL’OCCUPAZIONE
2.1 Introduzione: i fattori micro e macroeconomici che influenzano l’immigrazione
2.2 Il modello di base
2.3 L’analisi di Borjas: le diverse coorti d’immigrati
2.4 Dustmann e l’immigrazione selettiva
2.4.1 - L’immigrazione temporanea e permanente
2.5 Gli effetti della mobilità del lavoro sui salari e sulla distribuzione
2.6 Gli effetti dell’immigrazione nel modello macroeconomico di Blanchard
2.7 Gli effetti dell’immigrazione in un modello alternativo

CAPITOLO TERZO ………………………………………………….... p. 47
IMMIGRATI: COMPETIZIONE O COMPLEMENTARITA’?
3.1 La “replecement hypothesis” e la “segmentation hypothesis”
3.1.1 - Il mercato del lavoro e la segmentazione
3.1.2 – La specializzazione della forza lavoro
3.1.3 – Il dualismo nel mercato del lavoro
3.1.4 – I mercati interni del lavoro
3.1.5 – La prospettiva radicale
3.2 La competitività diretta degli immigrati
3.3 Il mercato formale e informale: l’invasione dei migranti
3.4 Altri fattori: l’assimilazione salariale e l’impatto sulla spesa sociale
3.4.1 L’assimilazione salariale
3.4.2 L’impatto sulla spesa sociale
3.5 L’immigrazione: maggiori o minori opportunità per il paese ospitante?
3.6 Il dissenso dei sindacati
3.7 Il modello USA
3.8 Il caso canadese
3.9 Il problema immigrazione a livello Nord- Europa
3.10 La situazione italiana
3.11 Il dualismo competitività- complementarità secondo Bankitalia
3.12 Il mercato duale italiano
3.13 Verso la complementarità

CAPITOLO QUARTO ………………………………………………… p. 86
GLI IMMIGRATI E IL MERCATO DEL LAVORO
4.1. Il mercato del lavoro italiano
4.2 La questione salari
4.3 Immigrazione: vantaggio o svantaggio?
4.4 Analisi dell’immigrazione sul mercato del lavoro tedesco negli anni Novanta
4.5 L’analisi dell’impatto dell’immigrazione sul mercato del lavoro italiano
4.5.1 La ricerca dell’occupazione
4.5.2 La relazione tra immigrazione e disoccupazione
4.5.2.1 Analisi per la ricerca di prima occupazione e nuova occupazione
4.6 L’immigrazione negli Stati Uniti
4.7 Conclusioni provvisorie
4.8 Le discriminazioni sul mercato del lavoro
4.8.1 Le diverse forme di discriminazione
4.8.2 La discriminazione nei confronti degli stranieri nell’accesso al mercato del lavoro
4.8.3 Lavoratori immigrati e autoctoni: la discriminazione salariale
Focus: Immigrazione e criminalità, nessuna relazione.
CONCLUSIONI ………..……………………………………………… p. 129
BIBLIOGRAFIA ……………………………………………………… . p. 135
SITI CONSULTATI ……………………………………………………. p. 138

SUNTO TESI
Da anni il tema dell’immigrazione si colloca al centro del dibattito politico in Italia e in molti altri paesi avanzati. La questione viene spesso affrontata in chiave semplicistica, talvolta demagogica. Si centra spesso l’attenzione su singoli episodi, relativi ad azioni criminali da parte degli immigrati o a comportamenti xenofobi da parte dei nativi. Si rimarcano tali fenomeni considerandoli indicativi di una crescente difficoltà di interazione tra nativi e immigrati. In genere però dal dibattito sui media non si riesce a comprendere se tali episodi siano indicativi di tendenze più generali o siano invece casi isolati. Inoltre, il dibattito politico affronta spesso il tema della concorrenza tra nativi e immigrati in tema di occupazione, salari, stato sociale e occupazione degli spazi metropolitani. Per affrontare tali questioni tuttavia bisognerebbe in primo luogo esaminare le analisi teoriche ed empiriche dedicate ad esse. Questa tesi, per l’appunto, rappresenta una rassegna degli studi dedicati alle possibili conseguenze economiche dell’immigrazione. In particolare, abbiamo soffermato l’attenzione sulle ricerche dedicate al rapporto tra immigrazione e andamento dei salari dei nativi. Nell’elaborazione della tesi si sono seguite diverse tappe. Qui di seguito ci soffermiamo sui soli passaggi chiave del lavoro.
Da un punto di vista teorico, abbiamo messo a confronto le due correnti principali di pensiero: la corrente che possiamo definire “filo-migratoria” e la corrente “anti-migratoria”. La prima sostiene che gli immigrati, all’interno del mercato del lavoro, sono complementari ai lavoratori nativi, mentre la seconda sostiene che esiste una concorrenza da parte degli immigrati sui nativi. Dai modelli esaminati emergono vari tipi di risultati analitici. Ad esempio si può rilevare che un immigrato, quando arriva nel paese ospitante, avrà salari più bassi rispetto a quelli dei nativi quando questi ultimi avranno maggiore specializzazione. Ma all’aumentare del soggiorno nel paese ospitante e dell’abilità professionale, il salario dell’immigrato crescerà. Al limite, se gli immigrati venissero selezionati esclusivamente tenendo conto della distribuzione delle abilità nella loro nazione d’origine, i loro skills e i loro salari, in media, potrebbero in linea teorica arrivare a diventare più alti di quelli dei nativi. Alcuni modelli esaminati tuttavia segnalano la differenza esistente tra immigrazione temporanea e permanente. Il ritorno in patria, che caratterizza l’immigrato temporaneo, implica logicamente che questi non tende ad effettuare investimenti di capitale umano, in quanto conscio di ritornare nel paese di origine e che l’investimento implicherebbe perdita di salario nel primo anno. A conclusione di questo capitolo, abbiamo infine analizzato gli effetti dell’immigrazione in ambito macroeconomico, basandoci sul modello di Blanchard e su un modello alternativo definibile “conflittualista”.
Nel terzo e nel quarto capitolo, esaminando i risultati di varie ricerche, abbiamo cercato di dare una risposta esauriente alle seguenti domande: gli immigrati sono competitivi o complementari ai nativi? E cosa succede ai salari dei nativi quando aumenta l’immigrazione? In questo senso, il terzo capitolo è stato dedicato alle due teorie chiave in tema di immigrazione e mercato del lavoro: the replacement hypothesis e the segmentation hypothesis. L’ipotesi del rimpiazzo (the replacement hypothesis), afferma che gli immigrati (illegali) con la loro presenza hanno la capacità di far diminuire il salario dei nativi e l’occupazione, sottraendo lavoro agli autoctoni. Inoltre, se gli immigrati entrano con un salario di riserva inferiore a quello dei residenti, si viene a creare un effetto di “spiazzamento” sulla occupazione locale. Una visione contrastante è invece sostenuta dall’ipotesi della segmentazione (the segmentation hypothesis), la quale sostiene che gli impieghi assunti dagli immigrati non vengono presi dai locali. Quindi, i lavoratori nazionali non sono esposti direttamente agli effetti della presenza dell’immigrazione straniera. Dopo ciò, si è analizzato il mercato del lavoro e la sua segmentazione, supponendo l’ipotesi che esista un mercato del lavoro duale. A conclusione del terzo capitolo abbiamo portato in rassegna alcuni studi empirici tesi a verificare le ipotesi teoriche della complementarità o della sostituzione tra nativi e immigrati, con riferimento all’Italia e ad altri paesi.
Nel quarto capitolo è stato studiato l’impatto dell’immigrazione sui salari. Per prima cosa abbiamo evidenziato come la prevalenza di effetti di sostituzione o complementarità dipende dalle caratteristiche del mercato del lavoro considerato (regolare o sommerso), dalle qualifiche dei lavoratori (alte o basse), dall’età (giovani o anziani). Dalla rassegna delle analisi risulta che nei mercati regolamentari e/o in riferimento ai lavoratori nativi qualificati, si registra un impatto poco significativo dell’immigrazione sui salari dei nativi. Invece, nei mercati irregolari in riferimento ai lavoratori con basse qualifiche e ai giovani in cerca di prima occupazione, si registra un impatto negativo e significativo sui salari del paese ospitante. Si viene quindi a creare una competizione diretta e indiretta: quella diretta è causata dall’aumento della manodopera dovuta all’immigrazione che indebolisce il potere contrattuale dei nativi, rafforzando quello dei datori di lavoro nel fissare i salari; la competizione indiretta corrisponde a uno spostamento di risorse dal mercato “regolare” a quello “irregolare”.
Sulla base poi di alcune ricerche effettuate negli Stati Uniti, in Francia, in Germania e in Italia, è stato rilevato che gli effetti dell’immigrazione sui salari dei nativi sembrano diventare significativamente negativi soprattutto negli ultimi anni, con riferimento prevalente ad alcune categorie di lavoratori (manuali, giovani, operanti nel sommerso). Gang e Rivera-Batiz, nel 1994, hanno effettuato delle analisi dell’impatto dell’immigrazione di soggetti di diversa provenienza sul salario dei nativi di diversi paesi. In generale si rilevano variazioni salariali del tutto trascurabili. Nel caso più eclatante, si rileva che in Francia l’aumento dell’1% dell’immigrazione asiatica ha comportato una riduzione del reddito dei lavoratori francesi dello 0,108%. In Italia, invece, l’analisi è stata suddivisa in base al mercato formale e a quello irregolare. Dagli studi di Venturini, Villosio ed altri si rileva che nel settore formale l’immigrazione ha creato un effetto positivo per i nativi qualificati ed effetti leggermente negativi sui lavoratori nativi non qualificati e i giovani alla ricerca di prima occupazione. Infatti, per i giovani in cerca di prima occupazione, gli immigrati potrebbero aver creato uno spiazzamento soprattutto nelle regioni con alta disoccupazione come per esempio le regioni del sud Italia. Nel settore informale gli effetti sono negativi tra nativi irregolari e immigrati irregolari perché esiste maggiore competizione. In Germania, Winkelmann e Zimmerman nel 1993, De New e Zimmerman nel 1994 e da Pischke e Velling nell’arco di tempo che va dal 1994 al 1997, sono pervenuti a diversi risultati. De New e Zimmermann hanno suddiviso i lavoratori tra blue collars e white collars e hanno registrato che un aumento dell’1% degli immigrati riduce in media il salario orario nazionale del 4,1%, dei blue collars del 5,9% è porta ad un aumento dei salari dei white collars del 3,5%. Infine, analizzando gli Stati Uniti, studi più recenti hanno evidenziato che l’afflusso degli immigrati sul salario può essere positivo o negativo a seconda del grado di sostituzione o complementarietà tra immigrati e lavoratori nativi. Il grado di sostituzione tra immigrati e autoctoni è un fattore determinante per l’effetto dell’immigrazione sul salario dei nativi. Da quanto detto, nel 2006 le analisi di due economisti Orrenius e Zavodny hanno evidenziato come l’aumento di un punto percentuale dell’immigrazione sia correlato ad un aumento del 3,7% dei salari dei nativi qualificati con un aumento dell’1,1% dei salari dei lavoratori dei servizi e una riduzione del 2,1% dei salari dei nativi non qualificati.
Dalle analisi, quindi, emerge come ci sia un impatto negativo dell’immigrazione sui salari dei nativi che sembra più significativo man mano che ci si riferisce a periodi più recenti. Questo può voler dire che negli ultimi anni l’ipotesi del rimpiazzo ha iniziato a prevalere sull’ipotesi della segmentazione e che i nativi sono diventati più facilmente sostituibili. Le cause principali possono essere date dalle minori tutele normative e sindacali dei nativi e del minor scarto tra competenze linguistiche e tecniche di nativi e immigrati. Per questo potrebbe essersi registrato un impatto negativo dell’immigrazione sui salari dei lavoratori meno qualificati e meno tutelati.
Se questa interpretazione è corretta, si pone un problema di politica economica. Oggi, la soluzione politica prevalente è il blocco dell’immigrazione, ma ci si chiede se esistano possibili alternative. A tale proposito la legge di Okun ci offre qualche spunto. Se assumiamo che la disoccupazione incida sui salari dei nativi possiamo suggerire le seguenti soluzioni per evitare un impatto negativo dell’immigrazione sulla disoccupazione interna e quindi sui salari dei nativi: 1) politiche espansive (Y aumenta); 2) riduzione dell’orario di lavoro (la produttività annua di ogni lavoratore A si riduce). Un’altra possibile soluzione, potrebbe essere data dal fatto che la concorrenza tra lavoratori nativi e immigrati si attenua se il salario di entrambi può crescere a scapito di profitti e rendite (ma per far ciò bisognerebbe ridurre la mobilità internazionale dei capitali).
Infine, abbiamo dedicato un ultimo focus al presunto nesso tra immigrazione e criminalità, cercando di sfatare i cosiddetti luoghi comuni sul fatto che dire immigrati vuol dire criminali. Basandoci sui dati raccolti, si può affermare che in Italia l’aumento dell’immigrazione non ha causato un aumento della criminalità. Da studi di Boeri ed altri si rileva che a livello nazionale non c’è relazione tra immigrazione e criminalità. Tuttavia si rileva dai dati che nelle province in cui c’è più immigrazione, effettivamente si registrano più reati contro il patrimonio. Tuttavia uno studio della Banca d’Italia ha evidenziato che la correlazione tra immigrazione e criminalità in tal caso non implica un rapporto di causa ed effetto. Le due variabili dipendono infatti da una terza variabile, e cioè dal reddito della provincia. Infatti, nelle province più ricche è chiaro che si verificano due fenomeni: da un lato aumentano gli immigrati in cerca di lavoro, dall’altro aumentano i reati contro il patrimonio. Ma i due fenomeni in quanto tali sono del tutto distinti tra loro. Pertanto, i tentativi di addossare sugli immigrati le responsabilità dei crimini, appare ingiustificato sul piano scientifico e sembra più che altro riflettere un pretesto per nascondere e giustificare un sentimento di odio e discriminazione razziale che si prova nei loro confronti.

 

 

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